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Alcune pagine storiche …

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Le vignette, i rebus, i crittografati, e soprattutto i cruciverba. Ma anche gli enigmi della Pagina della Sfinge e le curiosità degli Strano, ma vero!.  Sarebbe tutta colpa, o meglio merito, di una ragazza austriaca. Se infatti il giovane Giorgio Sisini di Sorso, nobile sardo, non avesse abbandonato la terra d’origine e non si fosse trasferito a Milano, dove poi avrebbe incontrato la ragazza austriaca, la Settimana Enigmistica oggi non ci sarebbe. La moda di passare il tempo facendo parole crociate arriverebbe infatti da Vienna. Così, il 23 gennaio 1932 l’italiano pubblicava il primo numero dello storico settimanale. Come da tradizione, in copertina c’era l’immagine di un personaggio famoso. Era quella dell’attrice messicana Lupe Velez. Prezzo del settimanale: 50 centesimi.

Ma come era nata la moda di incrociar parole su un foglio basandosi solo su criptici indizi? Come forse è logico attendersi, anche la storia delle parole crociate è piuttosto enigmatica. E’ vero che a Vienna la moda era arrivata dall’America, ma è anche probabile che i primi cruciverba, ancora prima dell’intuizione del nobile sardo, fossero già un prodotto made in Italy.

Cominciamo dall’ America. Nel dicembre del 1913 il giornalista inglese Arthur Wynne pubblicava sull’edizione natalizia del New York World il primo cruciverba di cui si abbia notizia nel nuovo mondo. Non aveva la familiare forma né di un rettangolo né di un quadrato, ma era una specie di rombo senza caselle nere (sarebbero arrivate dopo) e con una zona centrale vuota. E si chiamava word-cross, non crossword, come invece sarebbe diventato popolare negli anni. Le prime definizioni? “Opposto a meno”, oppure “Parte di una nave”, e se volete conoscere le soluzioni provate a cimentarvi con il cruciverba di Wynne, disponibile online.

La forma rettangolare sarebbe venuta dopo aver scartato altre possibili soluzioni, come quella di un cruciverba circolare. Nel 1922 il passatempo conquistava l’Europa, la Gran Bretagna per la precisione, che si sarebbe distinta per lo sviluppo di schemi decisamente più difficili di quelli americani.

C’è però anche una storia tutta italiana sulla nascita dei cruciverba. Sembra infatti che già nel 1890 qualcuno nella penisola avesse avuto la stessa idea di Wynne, o quasi. Lui era Giuseppe Airoldi e il 14 settembre dello stesso anno pubblicava su Il Secolo illustrato della Domenica le sue parole incrociate. Come lo schema di Wynne, anche nel suo microcruciverba le caselle nere non c’erano ancora, ma per il resto era molto più simile di quello del collega inglese, nella sua forma quadrata, a quelli moderni.

Origini a parte, sarebbe stato il nobile sardo a raccogliere lo spunto e a trasformare quel passatempo nella popolare rivista enigmistica, che non sarebbe stata la stessa senza Piero Bartezzaghi. Arrivò alla Settimana Enigmistica intorno agli anni Cinquanta. Ci sarebbe rimasto una vita, e oltre (con il figlio Alessandro che ne avrebbe preso il posto), firmandosi con diversi pseudonomi, come Zanzibar e Duca d’Alba. E avrebbe lasciato il suo nome anche in un tipo di cruciverba: il Bartezzaghi appunto, quello aschema libero.

Qui anche si può trovare alcune pagine storiche ed il calendario de pubblicazione: Calendario_Sett_Enigmistica

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